Vivere in maniera ecologicamente corretta in casa propria significa fare il pane, i biscotti e le fette biscottate; significa farsi lo yogurt, le marmellate e i sottaceti; significa coltivare un orto e fare il compost; riciclare il più possibile e barattare l’impossibile. Letta così, sembra un lavoro! E, in effetti, un po’ lo è…
Colui che avrà l’interesse ad approcciare le buone pratiche ecologiche casalinghe dovrà tenere conto di alcuni principi fondamentali.

1 – Le buone pratiche ecologiche fanno sì risparmiare denaro alla vostra famiglia, ma ciò che vi porterà a perseverare sarà il livello di convinzione con il quale siete giunti a questa scelta. Si pratica l’autoproduzione per essere meno impattanti sull’ambiente; per avere il controllo su ciò che mangiamo, con cui ci laviamo, con ciò che vestiamo…; per scegliere le materie prime dal produttore che ci sembra più in linea con la nostra filosofia slow; per consolidare la nostra presenza sul territorio, acquistando locale; per aumentare la nostra autostima (Sì, il pane lo so fare da sola!!!); e, infine, per risparmiare. Scegliete voi la lista delle priorità, ma il mero fine utilitaristico non vi basterà!
2 – Per beneficiare di risultati evidenti ci vuole tempo e costanza: la nostra società ci insegna ad andare svelti, a trovare tutto pronto, a risolvere i problemi con uno schiocco di dita. Ebbene, se deciderete di autoprodurre dovrete armarvi di tanta costanza e mettervi nell’ottica che il pane con la pasta madre lievita in 10 ore, che prima di raccogliere i peperoni nell’orto dovranno trascorrere 6 mesi, che le fragole in inverno non crescono e, quindi, non si mangiano, e che il sabato, invece di andare al centro commerciale, si sta in casa con le amiche e la propria famiglia a fare la pizza e i biscotti per la settimana!
3 – Accuratezza e precisione: ecco altre due condizioni senza le quali l’ecologia domestica non può sussistere. Accuratezza perché una buona pratica è quella di segnare tutte le uscite, anche la più piccola (persino il caffè al bar del quartiere), accantonare tutti gli scontrini, prevedere le vostre spese fisse (mutuo, assicurazione della macchina…) e fare scelte consequenziali. Dotatevi di un quaderno per gli appunti dove vi segnerete le spese affrontate o di un programmino open software, ossia gratuito, che vi aiuterà nella gestione delle spese domestiche.
4 – Bando alle chiusure: parola d’ordine, fare rete! La vostra vicina di casa alleva delle splendide e sane galline, a ben vedere ha anche un albero di mele, uno di albicocche e uno di pere… Forse vi conviene farvela amica! E non solo per un tornaconto personale: per stare bene in un luogo, è fondamentale fare rete locale, partendo dal proprio vicino di casa. Con le uova che la signora vi donerà in cambio di un sorriso o di un po’ di pasta acquistata tramite Gruppi di Acquisto Solidale, farete ottime frittate e con le mele, che, con ogni probabilità andrebbero a marcire in terra, squisite confetture.
5 – Il buon ecologista domestico non spreca niente: non acquisterete niente più di quello che vi serve. Tenterete di riciclare quasi tutto. Costruirete una compostiera domestica. Cucinerete con gli avanzi. Curioserete nella cantina della nonna e nella soffitta del papà alla ricerca di antichi tesori nascosti (lenzuola di ottimo cotone ricamato, brocche di ceramica nelle quali servire acqua e vino, sedie tarlate da recuperare con fantasia, oggetti da destinare a nuova vita…). Un piccolo trucco? Ogni volta che state per gettare qualcosa nella pattumiera, immaginate una banconota da dieci euro…
6 – Apri la mente. Non si diventa un buon ecologista domestico se non si apre la mente. Fin dalla prima infanzia ci hanno abituati a pensare in un certo modo: che tutto quello che facevano le nostre nonne, seppur non privo di fascino, è vecchio, duro e difficile; che per vivere bene occorre circondarsi di merce; che solo il detersivo ultra tossico pulisce davvero; che fare il pane in casa è impossibile per chi lavora; che lo yogurt si acquista solo al supermercato; che senza carne ci si ammala… Prendete tutte queste convinzioni e mettetele da parte. Poi, se le buone pratiche ecologiche non vi avranno convinto, riprendete i vecchi stili di vita: a patto che ci riusciate. Concedetevi il lusso di imparare, e quindi di sbagliare, di mettervi in discussione sempre, di modificare il vostro stile di vita almeno per un po’. Cercate di guardare la vita da altri punti di vista.

I comandamenti delle buone pratiche ecologiche ultima modifica: 2013-01-10T00:00:00+01:00 da Fabrizio Zanetti

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