Ci sono scuole dove le cose non si imparano, si vivono! Ci sono scuole dove si possono sbagliare le risposte, ma l’importante è farsi delle domande. Ci sono scuole dove non ti guardano per quello che sarai, ma per quello che sei! Ci sono scuole, e per fortuna sono tante, dove ci sono docenti che prima di essere docenti sono persone (e che persone!!!), e ci sono alunni che prima di essere alunni sono bambini (e che bambini!!!).”

E’ la prefazione del libro “La mia scuola a impatto zero”.

L’autore, Marco Boschini, coordinatore dell’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi, offre spunti, riflessioni, esempi concreti di scuole “virtuose” vissute da persone “virtuose”.

Alcuni esempi?

I guardiani della luce del liceo ambientale di Laveno Mombello (Va). In ogni classe c’è uno studente che ogni giorno vigila, spegnendo la luce quando le lezioni sono finite e aprendo le tende se necessario. «In questo modo la scuola ha ottenuto un risparmio del 55 per cento sulla bolletta elettrica», spiega Boschini.

Altro tema importante, il consumo dell’acqua. In alcune mense scolastiche è partito l’esperimento di sostituire l’acqua del rubinetto a quella in bottiglia. Se si considera un istituto con 500 alunni, si arriverebbe a evitare l’acquisto di 80 mila bottiglie da mezzo litro per anno. Un risparmio non solo economico, ma anche ambientale, perché eliminerebbe l’inquinamento da anidride carbonica (2,3 kg di CO2 equivalente per bottiglia) necessario per la loro produzione e quello che deriva dal trasporto e dalla logistica.

Ma non solo le scuole possono incoraggiare queste buone pratiche ambientali, i Comuni possono a loro volta supportarle con gli acquisti verdi: lampade intelligenti che si adeguano all’intensità della luce solare, detersivi ecologici o sfusi per le imprese di pulizia delle scuole, ad esempio a Mezzago (Monza e Brianza) il Comune ha stabilito l’obbligo per le imprese di pulizia di utilizzare detersivi sfusi. E ancora arredi scolastici e per le palestre ecologici, come i banchi e le sedie in legno Fsc e Pefc o le pavimentazioni e protezioni per i termosifoni PSV, per poi continuare con i progetti di Piedibus.

Come sottolinea l’autore «è giusto criticare e denunciare ciò che non funziona, ma se non si vuole lasciarsi andare al qualunquismo o alla rabbia bisogna rimboccarsi le maniche e ripartire dal proprio quartiere, dal proprio stile di vita».

Tratto dall’intervista di Marco Boschini su Corriere.it

 

La mia scuola a impatto zero. ultima modifica: 2012-03-19T00:00:00+00:00 da Fabrizio Zanetti

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