Ascoltando una famosa radio ci siamo imbattuti in un interessante dialogo tra le deejay Kris&Kris e Paola Maugeri. Si parlava di consumo consapevole e di come questa buona pratica sociale stia evolvendo e ‘diventando fashion’ agli occhi dei consumatori.

Paola Maugeri sosteneva la bontà di questa evoluzione, così come le due deejay: “In un’epoca dove il consumo è la vita, consumare consapevolmente è una conquista”.

Verissimo.

Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire che cos’è il consumo consapevole.

Acquistare fragole a dicembre è consumo consapevole?

No.

Acquistare detersivi o cosmetici testati sugli animali è consumo consapevole?

No.

Mangiare carne di vacche mai viste e conosciute, uccise chissà come e da chi, è consumo consapevole?

No.

Indossare jeans prodotti da schiavi cinesi e tinti con sostanze tossiche che mettiamo sulla nostra pelle, è consumo consapevole?

Neppure.

Io consumo consapevole quando acquisto il cavolfiore a gennaio o i pomodori a giugno. Io consumo consapevole quando vado a fare la spesa dal contadino vicino a casa. Io consumo consapevole quando la mia carne la alleva e poi la uccide una faccia conosciuta. Io consumo consapevole chiedendomi chi ha prodotto e COME quello che sto per mettermi nella sporta. Io consumo consapevole quando mi faccio un orto, anche sul balcone di casa, per riappropriarmi del ciclo della vita.

Potremmo iniziare a sognare mondi dove il consumismo NON è la regola, dove tutti vivono in pace

con tutti, dove pistole e fucili sono solo un ricordo, dove gli ogm (organismi geneticamente modificati) non esistono, dove i bambini non muoiono di fame e dove le mafie non hanno motivo di regnare sovrane di un territorio della comunità.

Ma così non è. Essere integralisti, spesso e volentieri, non serve.

Occorre piuttosto tracciare una linea tra due situazioni diametralmente opposte come il capitalismo e il consumo consapevole e camminare su questa linea in modo da poterle osservare entrambe e avere la lucidità di decidere e, poi, scegliere.

Ci siamo in effetti chiesti se sia giusto parlare di ‘moda’ in merito al consumo consapevole: la risposta è stata sì, anche se, reagendo, avremmo risposto no.

Ma poi ci siamo fermati a ragionare e abbiamo valutato che, se questo è un buon metodo per permettere a un numero più esteso di persone di avvicinarsi alla linea e, ancor meglio, di iniziare a passeggiare su di essa, ben venga un consumo consapevole fashion.

Siamo convinti che sarà solo un canale: poiché a differenza delle mode più vanesie, il consumo consapevole è qualcosa di antico e di tribale che ci portiamo dentro, che ci ri-unisce all’essenza di ciò che siamo stati.

 

Vogliamo, infine, riportarvi un passo di un testo pratico alla permacultura scritto da uno dei padri della stessa, Bill Mollison: a noi sembra contenere l’Essenza.

La comunità permaculturale

Credo che i giorni del potere centralizzato siano contati e che una nuova ‘tribalizzazione’ della società sia un processo inevitabile, anche se in qualche modo doloroso.

Nonostante la scarsa volontà di agire di alcuni, noi dobbiamo trovare i modi per farlo per la nostra stessa sopravvivenza. Non tutti dobbiamo o abbiamo bisogno di essere contadini e coltivatori. Infatti, ognuno ha la capacità e forze da offrire e può formare partiti ecologisti o gruppi di azione locali per cambiare le politiche dei nostri governi locali e statali, per richiedere l’uso delle terre pubbliche a beneficio della gente senza terra e unirsi a livello internazionale per spostare le risorse dello spreco e della distruzione verso la conservazione e la costruzione.

Credo che dobbiamo cambiare la nostra filosofia prima di poter cambiare il resto: cambiare lo spirito di competizione che ora pervade anche il nostro sistema educativo, in quella della cooperazione in libere associazioni; mettere al posto della nostra insicurezza materiale una umanità sicura, al posto dell’individuo la tribù, al posto del petrolio le calorie e al posto del denaro i prodotti.

Ma il cambiamento più grande che dobbiamo fare è dal consumo alla produzione di cibo, anche se su piccola scala, nei nostri orti. Se anche solo il 10% di noi lo facesse, ce ne sarebbe a sufficienza per tutti. Da qui deriva la futilità dei rivoluzionari che non hanno un orto, che dipendono dal sistema stesso che attaccano e che producono parole e pallottole e non cibo e protezione.

Talvolta sembra che sulla terra tutti noi siamo irretiti, coscientemente o incoscientemente, in una cospirazione che ci mantiene impotenti. E tuttavia, tutte le cose di cui le persone hanno bisogno sono pur sempre prodotte da altre persone: solo insieme possiamo sopravvivere. Noi stessi possiamo porre rimedio alla fame, all’ingiustizia e a tutta la stupidità del mondo. Possiamo farlo comprendendo il modo in cui funzionano i sistemi naturali, attraverso l’attenzione alla forestazione e alla coltivazione in generale e attraverso la contemplazione e la cura della terra.

Le persone che forzano la natura, in realtà, forzano se stesse.

Quando coltiviamo esclusivamente frumento, diventiamo pasta.

Se cerchiamo solo quattrini, diventiamo denaro; se restiamo ancorati agli sport di squadra dell’adolescenza, diventiamo palloni gonfiati.

Attenzione ai monoculturalisti nella religione, nella salute, nell’agricoltura o nell’industria. La noia li conduce alla pazzia: possono dare inizio a una guerra o impadronirsi del potere proprio perché sono persone incapaci o inermi.

Per diventare persone complete dobbiamo percorrere sentieri; per possedere davvero qualcosa è necessario prima di tutto dare. Non si tratta di un controsenso: solo chi condivide le proprie multiple e diverse capacità, la vera propria amicizia, il senso di comunità e la conoscenza della terra, sa di essere al sicuro ovunque vada.

Ci sono molte battaglie e avventure da affrontare: la lotta contro il freddo, la fame, la povertà, l’ignoranza, la sovrappopolazione e l’avidità; avventure nell’amicizia, nell’umanità, nell’ecologia applicata e nella progettazione avanzata. Tutto ciò potrebbe creare un’esistenza molto migliore di quella attuale, che potrebbe significare anche la sopravvivenza dei nostri figli.

Per noi non c’è altro sentiero che quello della produttività cooperativa e della responsabilità comunitaria. Imboccate quel sentiero e la vostra vita cambierà in un modo che non potete immaginare”.

 

Bill Mollison

in ‘Introduzione alla Permacultura’, Edizioni Terra Nuova

 

Il consumo sarà consapevolezza ultima modifica: 2012-05-28T00:00:00+00:00 da Fabrizio Zanetti

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