La notte della befana è sempre stata famosa per i falò che bruciavano nelle piazze, nei cortili delle case, nei campi aperti e nelle cime delle colline affinché la gente li potesse vedere anche da lontano.

La mia nonna se lo ricorda come un momento di aggregazione e condivisione.

Un tempo tutta la comunità contribuiva al falò, la gente portava rami secchi, sterpi e foglie di grano per alimentare il fuoco.

Qualcuno gettava rami di ginepro o di abete per rendere l’aria attorno al falò profumata.

Il falò doveva essere il più alto possibile e le fiamme dovevano librarsi per aria a decine di metri di altezza. Il fuoco più era alto e più era di buon augurio.

Il fumo più era profumato e più era di buon auspicio.

In cima al falò veniva posto un fantoccio che rappresentava la befana.

Al calar della sera l’anziano del gruppo accendeva il fuoco e la gente si radunava attorno a cantare e a ballare con la speranza che l’anno appena iniziato fosse migliore di quello appena passato.

Fin qui la poesia di un momento che anch’io ricordo come magico: tutto quel calore, il colore delle fiamme e il crepitio rumoroso del falò.

Ma adesso con cosa sono fatti questi falò?

L’anno scorso non ho visto rami di ginepro o abete, solo tanti bancali accatastati l’uno sull’altro e magari qualche mobile vecchio in formica. Ho sentito tanta puzza e visto tanto fumo.

Forse non è un caso che la regione Lombardia li avesse fermati in nome di una legge antismog che prevede il “divieto di combustione all’aperto, in particolare in ambito agricolo e di cantiere”.

Per poi reintrodurli in fretta e furia sotto il peso delle richieste di 400 pro loco e alcuni esponenti politici.

Il problema delle polveri sottili, che anche questi falò emanano, rimane un problema da affrontare.

Se anche non fossero quei pochi falò che si svolgono per le celebrazioni di inizio anno ad incidere in modo significativo sull’aumento dell’inquinamento dell’aria, non sarebbe sbagliato verificare cosa si brucia durante queste manifestazioni.

Forse possiamo dire che finché si tratta di legna secca si può anche chiudere un occhio e con l’altro godersi lo spettacolo del falò.

Ma se in mezzo ci si trova a bruciare il vecchio tavolo in formica, copertoni, plastica e quant’altro allora è finito il tempo anche per queste tradizioni in nome della buona aria da respirare.

I falò inquinano ultima modifica: 2012-01-05T00:00:00+00:00 da Fabrizio Zanetti

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